Il riposo tempo inutile o prezioso?

Riposo: distrazione o presenza?

Nella stagione di passaggio dalla luce intensa dell’estate verso il buio profondo dell’inverno, che stiamo vivendo, ciò di cui hanno bisogno i nostri corpi per restare in equilibrio è proprio il concederci di rallentare, darci tempo di riposo, entrare senza paura nel non fare.

In realtà riflettevo, proprio oggi, che niente ci manca di più oggi quanto il tempo del riposo.

Siamo così presi dal fare che abbiamo disimparato l’arte dello stare rigenerandosi.

Il tempo del riposo ci dona ristoro ma in realtà non lo ricerchiamo o non lo consideriamo per l’importanza che ha, perché?

Credo che in parte sia dovuto al fatto che si sia sviluppata la convinzione negativa che lo cataloga come tempo improduttivo ed in parte al fatto che non sappiamo più come si fa a riposare, non riusciamo a spegnere i meccanismi che permettono al fermarsi di divenire realmente tempo di nutrimento.

Se ci pensate durante la nostra giornata non diamo mai riposo alla mente tanto che siamo costantemente pervasi da pensieri che non si quietano mai, a volte logorandoci, facendoci sentire sotto assedio e generando emozioni come ansia, tensione, stress, paura…

Sfiniti da questo stato senza tregua di eccesso mentale non riusciamo a metterci a disposizione di noi stessi, figuriamoci poi degli altri, per creare momenti di ascolto, bellezza e rigenerazione.

La soluzione più immediata che spesso ricerchiamo è quella più semplice, meno faticosa, della distrazione (tv, social, ecc) che però è solo momentanea e non ci nutre realmente perché il riposo che nutre è un riposo che avviene in piena presenza.

Nutrirsi nel riposo

Mi sono chiesta come sia possibile uscire da questo schema e imparare nuovamente a stare, a vivere il tempo del riposo come rigenerazione.

Sicuramente ci sono più modi, fra questi, la pratica dello Yoga è quella che voglio suggerirvi. In particolare l’approccio del Restorative Yoga è quello che trovo più indicato in quanto ci insegna proprio l’arte del rimanere.

Nel Restorative Yoga le posture vengono mantenute a lungo ricercando agio nel corpo attraverso l’utilizzo di oggetti (cuscini, coperte e altro) che sostengono il corpo lasciandolo in una condizione di completa comodità. Proprio per questo è un approccio adatto ad ogni persona. In questa condizione di totale comfort si apre la possibilità di esplorare ed entrare nell’esperienza da un punto di piena presenza.

La mia esperienza con il Restorative Yoga.

Entrare in contatto con questa pratica mi ha rivelato vari aspetti di cui non avevo coscienza .

Il primo è quanto sia difficile mettersi a proprio agio e quanto si possa approfondire il livello di comodità, nella pratica come nella vita;

Il secondo è quanto sia complicato mantenere una postura a lungo senza avere niente da fare…questo è il livello avanzato della pratica nel quale è necessario sprofondare nel corpo affinché quel logorante dialogo si possa acquietare e passare in secondo piano, lasciandoci entrare veramente nell’esperienza;

Il terzo quanto sia potente, una volta che abbiamo fatto “silenzio” e siamo disponibili ad aprirci veramente all’esperienza, entrare in contatto con i nostri “nodi” profondi, nonostante il dolore che questo comporta.

Il ritorno a noi.

Così questo apparentemente inutile, innocuo e noioso restare diventa un modo di osservare, esplorare, toccare parti di noi per iniziare a sciogliere quei punti di tensione (fisica o emotiva) per rilasciare esperienze, impressioni che sono depositate nel nostro corpo anche da molto tempo con pazienza e dolcezza, diventa tempo prezioso che nutre e rigenera.

E sapete qual è per me il dono più prezioso che arriva da questa pratica, oltre ad un grande senso di benessere? La possibilità di smettere di sopravvivere e imparare a vivere pienamente, di smettere di reagire per agire da uno spazio sicuro, dove la verità del nostro sentire è il solo ed unico motore dell’azione.

Nella foto sopra, che ho scattato in un momento di immersione in natura, ho immaginato il vapore che sale rappresenti il rilascio di quei “nodi” e lo specchio limpido dell’acqua mostri quel luogo di verità, di ritorno a noi, che pian piano si svela.

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