Parto da queste domande per portare un messaggio che arriva dalla mia esperienza personale.
Una lezione di yoga può includere varie tipologie di pratiche, ma, fra tutte, quella più conosciuta oggi e che trova più spazio è quella delle asana o posture.
Tutti pensano alle posture come un modo di allungare, strecciare e magari rinforzare il corpo, ma nell’esperienza dell’asana, c’è molto, molto di più.
Perché ho scelto queste foto che mi ritraggono insieme alla mia cagnolina? Ve lo spiego subito.
Embodiment, essere nel corpo.
Prima però voglio parlarvi di un concetto che è quello dell’embodiment. Questa parola tradotta alla lettera significa essere incarnati, ovvero essere fatti di carne. In effetti per essere, per esistere abbiamo bisogno di un corpo. Quindi possiamo dire che essere embodied sia vivere l’esperienza della vita a partire dal corpo. Secondo la teoria dell’embodiment, corpo e mente non sono separate, anzi, l’esperienza si crea attraverso uno scambio bidirezionale fra le parti, in quanto il nostro corpo con le varie posture è in grado di attivare la mente. Non sono solo le posture a creare l’esperienza ma il complesso sistema di interazione che si crea tra corpo, mente, posture, movimenti, percezioni, emozioni e ambiente esterno.
I cani esseri incarnati.
Osservandoli si può notare che i cani sono dei veri e propri essere incarnati, molto centrati sul momento presente e altrettanto presenti nel loro corpo attraverso percezioni sensoriali amplificate (olfatto e udito), hanno un’innata e profonda capacità di captare i segnali provenienti dall’ambiente esterno, perfino gli stati emotivi di chi li circonda, umani compresi.
E forse, questo loro essere così embodied, è anche il motivo per il quale, dopo un certo periodo di riposo, prima di riattivarsi, istintivamente (perché l’istinto è soma), si stirano.
Le due pose che i cani assumono per stirarsi corrispondono a due asana Adho Mukha Svanasana, la posizione del cane a testa in giù e Urdhva Mukha Svanasana, la posizione del cane a faccia in su.
Non mi soffermerò a parlare nello specifico di queste due pose ma di quanto, per la mia esperienza, lo scopo dell’asana non sia solo allungarsi, almeno non è per me questo il solo e preminente intento bensì quello di scendere più in profondità.
Asana, tornare ad abitare il corpo.
Nel tempo insegnando e praticando lo yoga ho imparato ad osservarmi e ad osservare. Certe persone molto mobili e allungate riproducono perfettamente le immagini delle posture mostrate ma quanto la loro esperienza è embodied? Stanno eseguendo ciò che viene mostrato ma sono lì a partire dal corpo o dalla mente?
E vedo che aldilà del limite fisico corporeo c’è una difficoltà a sentire dal corpo che guardo con grande rispetto e compassione perché è la stessa che ho provato e che a volte, ancora oggi, provo.
Affinchè possiamo “abitare” l’asana veramente è necessario sviluppare qualità come ascolto, pazienza e rispetto. Come? Attraverso il respiro, la lentezza e molti altri strumenti che amo portare nelle pratche che offro e che permettono di coltivare lo spazio della riconnessione.
Come cambia l’esperienza?
Quando siamo pienamente incarnati e presenti possiamo sviluppare un maggiore senso di fiducia verso di noi e verso l’ambiente esterno, i nostri sistemi e apparati funzionano meglio. Gli effetti che derivano da questo tipo di pratica non sono solo un senso di benessere momentaneo ma un tornare a riappropriarsi del corpo per sentirsi finalmente a casa e percepire la realtà in maniera diversa.
